Categoria: Pratiche per stranieri
Nel 2025 la disciplina della cittadinanza italiana è stata riformata in modo profondo, e da allora circola parecchia confusione. "Nuova legge cittadinanza 2025" è tra le ricerche più frequenti, spesso accompagnata da un comprensibile timore: "Ora è tutto più difficile? La mia domanda è ancora valida?". In questo articolo facciamo chiarezza distinguendo ciò che è davvero cambiato da ciò che è rimasto identico — perché la riforma tocca soprattutto un percorso specifico, e non tutti.
La norma in due righe
La riforma nasce dal decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito con modificazioni nella legge 23 maggio 2025, n. 74. Interviene sulla storica legge n. 91 del 1992 e ridisegna soprattutto le regole della cittadinanza per discendenza (ius sanguinis), lasciando invece in gran parte invariati gli altri percorsi.
Cosa cambia: la cittadinanza per discendenza
È qui che si concentra il cuore della riforma. Fino al 2025 bastava dimostrare, con documenti ufficiali, la discendenza da un avo italiano per ottenere il riconoscimento della cittadinanza, anche a molte generazioni di distanza. Con la legge 74/2025:
- Lo ius sanguinis non è più automatico per chi è nato all'estero e possiede già un'altra cittadinanza.
- Limite a due generazioni: la cittadinanza si trasmette automaticamente solo a chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia, oppure a chi ha un genitore che ha risieduto legalmente in Italia per almeno due anni prima della nascita del figlio.
- Domande precedenti salve: chi ha presentato la domanda (amministrativa o giudiziale), corredata della documentazione necessaria, entro le 23:59 del 27 marzo 2025 continua a seguire le vecchie regole.
- Gestione centralizzata: le domande per discendenza non passano più dai singoli consolati, ma da un ufficio accentrato presso il Ministero degli Affari Esteri.
C'è però anche una novità in positivo: per chi ha un genitore o un nonno che è stato cittadino italiano per nascita, ma non rientra nel riconoscimento automatico, il requisito di residenza per la cittadinanza per naturalizzazione si riduce a 2 anni (invece di 3), fermi restando gli altri requisiti.
Cosa NON cambia: residenza e matrimonio
Se stai valutando la cittadinanza per residenza o per matrimonio, la buona notizia è che i requisiti sostanziali sono rimasti gli stessi. La riforma non li ha toccati.
Per la cittadinanza per residenza, restano invariati gli anni di residenza legale e continuativa richiesti:
| Caso | Anni di residenza |
|---|---|
| Cittadino extracomunitario | 10 anni |
| Cittadino UE | 4 anni |
| Apolide o rifugiato riconosciuto | 5 anni |
| Nato in Italia / discendente fino al 2° grado | 3 anni |
Restano identici anche gli altri requisiti: reddito sufficiente negli ultimi tre anni (almeno €8.263,31 annui per il solo richiedente), certificato di lingua italiana livello B1, assenza di precedenti penali ostativi, contributo di €250 e marca da bollo da €16. La domanda si presenta come prima sul portale ALI del Ministero dell'Interno.
Per la cittadinanza per matrimonio (ora estesa anche alle unioni civili) valgono ancora 2 anni di residenza legale in Italia dopo il matrimonio (3 anni se si risiede all'estero), dimezzati in presenza di figli della coppia. Anche qui: nessun requisito di reddito, obbligo del B1, contributo di €250. Procedura invariata su ALI.
Cosa cambia per i figli minori
C'è un aspetto della riforma che riguarda direttamente chi sta ottenendo la cittadinanza per residenza o matrimonio: i figli minori conviventi.
Prima, il minore convivente acquisiva automaticamente la cittadinanza al momento del giuramento del genitore. Ora, per gli acquisti a partire dal 24 maggio 2025, non basta più la sola convivenza: il minore deve anche risiedere legalmente e continuativamente in Italia da almeno due anni al momento in cui il genitore acquisisce la cittadinanza. Se il minore ha meno di due anni, il requisito è soddisfatto se risiede in Italia dalla nascita.
Attenzione: questa parte della norma è oggetto di interpretazioni non ancora del tutto consolidate: ogni situazione va valutata singolarmente, verificando le date e la documentazione di residenza.
Le date da ricordare
- 27 marzo 2025 (ore 23:59): termine per le domande di riconoscimento per discendenza secondo le vecchie regole.
- 24 maggio 2025: entrata in vigore della legge di conversione (n. 74/2025), da cui decorrono le nuove regole sui figli minori.
Cosa puoi fare per non sbagliare
Il punto più delicato di ogni pratica di cittadinanza resta la documentazione di residenza, che va dimostrata con il certificato di residenza storico rilasciato dal Comune. Un errore nelle date o una residenza non correttamente documentata può compromettere il conteggio degli anni. Per questo conviene far verificare la propria posizione prima di presentare la domanda.
GR Servizi ti aiuta a capire la tua posizione
La riforma ha reso il quadro più complesso, ma per chi punta alla cittadinanza per residenza o matrimonio il percorso resta sostanzialmente lo stesso. GR Servizi a Torino verifica insieme a te se rientri nei requisiti, controlla la documentazione (compresa la residenza storica), prepara e invia la domanda sul portale ALI e ti segue durante l'iter fino al giuramento.
Fonti: Ministero dell'Interno – Cittadinanza | D.L. 28 marzo 2025, n. 36, convertito in Legge 23 maggio 2025, n. 74 | Legge 5 febbraio 1992, n. 91. La normativa è soggetta a interpretazioni: verifica sempre la tua situazione specifica prima di avviare la pratica.